Invidio molto quelle persone che da piccoli sanno già cosa vogliono fare da grandi e poi, nella vita, seguono quella direzione.
Io non sono mai stata una di quelle.
Ripensando alla mia storia però, mi viene da sorridere pensando che a 13 anni, senza alcun motivo apparente, desideravo iniziare un corso di Yoga.
Per molti motivi, dalla mia irrequietezza a dei genitori iper-protettivi, non sono mai stata una bambina sportiva.
Eppure, lo Yoga mi incuriosiva.
Andai a vedere gli orari insieme a mio papà, per poi tornare a casa e sentirmi dire da mia mamma:"Non sei abbastanza flessibile per andare a fare Yoga”.
Che curioso caso del destino.
Oggi, dopo 20 anni da questo episodio, sono io che mi ritrovo a dire alle persone che non serve essere flessibili per fare Yoga.
La vita con le sue coincidenze è molto divertente e ironica.

Per il periodo universitario, mi trasferisco a Firenze per l’Accademia di Belle Arti di Fotografia.
Inizio così un lento avvicinamento a me stessa: attraverso una ricerca della mia identità con gli autoritratti, che diventa il genere fotografico su cui sperimento la relazione tra me e l'immagine e l'influenza della mia famiglia, e attraverso lo Yoga, che incontro all’età di 21 anni.
La relazione tra me e l'immagine e tra me e il mio corpo, come due piccoli fiumi che iniziano a scorrere parallelamente, entrano nella mia vita.
Solo recentemente ho compreso che questi due aspetti di me, in fondo, sono profondamente connessi: nel perseguire la carriera da insegnante Yoga che predilige un ascolto delle sensazioni e nel diventare tarologa, nel dialogo con l'immagine, entrambi questi aspetti hanno trovato il loro modo per continuare a vivere dentro di me, anche se in forma diversa da come li sperimentavo in quegli anni.
Mano a mano che procedo con l’Accademia, continuo anche con le lezioni Yoga perché mi innamoro di come lo Yoga mi fa sentire.
Inizio a praticare a casa in autonomia, seguendo le indicazioni di un libro.
Un giorno, durante la pratica mi faccio questa domanda:”Se lo Yoga fa così tanto bene a me… perché non condividerlo con gli altri e insegnarlo?”
Come un uragano destinato a rompere le costruzioni che c’erano state fino ad allora, capisco di voler diventare insegnante di Yoga.
Da questo momento inizia la mia ricerca che continua ancora oggi, a distanza di 10 anni: iniziano gli anni della formazione Yoga, dell’insegnamento, dell’apertura del mio primo centro Yoga, e, insieme, dell’esplorazione di me stessa e di un modo per stare bene.
Arriva la meditazione, la sistemica, le costellazioni familiari e, più recentemente a chiudere il cerchio aperto negli anni universitari con la relazione con l'immagine, i tarocchi.
Nell’esplorazione di queste discipline, però, non era sempre chiaro nemmeno a me cosa stessi cercando: un modo per stare meglio? Per rimettere ordine? Venivo guidata da un disagio che cercava risoluzione? Volevo smettere di soffrire? Cercavo me stessa?
Per anni ho creduto che ogni disciplina che frequentavo fosse LA disciplina: prima lo yoga, poi la meditazione, poi le costellazioni. Ognuno di questi strumenti sembrava una panacea per ogni male.
Mi sembrava di avvicinarmi alla risposta DEFINITIVA alle mie domande, alle mie sofferenze. Al metodo che avrebbe risolto tutto.
Ma la vita è bizzarra, rompe ogni certezza proprio quando pensi che stai per raggiungere la meta.
In ogni disciplina e teoria, infatti, ho iniziato a comprendere che nessuno strumento, per quanto prezioso, poteva sostituire il mio personale percorso di ascolto.
Nessuna di esse riusciva a contenere e raccontare completamente quello che sentivo nel mio profondo… stavo cercando nelle discipline e nella teoria qualcosa che potesse darmi delle risposte univoche, non rendendomi conto che le risposte andavano incontrate, ascoltate in me.
E così, mi sono resa conto che il vero valore non è nella disciplina che scegliamo, ma nello spazio di ascolto che si crea.
Le discipline sono solo strumenti, porte di accesso: ciò che incontriamo, alla fine, siamo noi stessi.
Come ti senti nel corpo quando pratichi? Cosa c’è nella tua mente quando mediti? Cosa vedi di te nelle immagini dei tarocchi? Cosa si accende in te vedendo la tua costellazione?
Tutto questo ci riporta in contatto con la Vita in noi, perchè ci riporta in contatto con il momento presente.
Lo strumento che scegliamo può diventare una porta verso noi stessi oppure, se ci perdiamo nella ricerca della risposta esterna, può allontanarci da questo incontro.
Diversi maestri che ho incontrato lungo il cammino mi hanno detto che la nostra evoluzione come esseri umani si vede da un aspetto: si espande la nostra capacità di amare.
Non diventiamo migliori, più buoni, più attenti... iniziamo ad amare di più.
Mi piace riportarla qui perché ogni giorno che passa mi rendo conto di quanto queste parole siano vere.
Infatti per molto tempo ho cercato qualcuno che avesse le risposte che io non riuscivo a trovare dentro di me, delegando quindi la mia felicità alle risposte che arrivavano dall'esterno.
Fino a che un giorno mi sono resa conto che nessuna di quelle risposte, per quanto giuste potessero essere, aveva più valore di ciò che sentivo vero.
Oggi continuo a insegnare Yoga, meditazione, a lavorare con i tarocchi e le costellazioni familiari come strumenti a servizio della Vita.
Mi sono resa conto che non esiste uno strumento migliore degli altri. Ogni disciplina che ho incontrato mi ha accompagnata in momenti diversi e ha risposto ad esigenze diverse, mostrandomi prospettive nuove e aiutandomi a guardare parti di me e della Vita che ancora non riconoscevo.
Ho imparato che gli strumenti che scegliamo sono importanti, ma ancora di più lo è lo spazio che riescono ad aprire dentro di noi.
Perché, alla fine, non pratichiamo yoga per fare yoga.
Non meditiamo per meditare.
Non lavoriamo con i simboli o con le relazioni per trovare una risposta definitiva.
Facciamo tutto questo per tornare in contatto con noi stessi.
Con una parte più libera, più vitale, più autentica, più presente.
E se c’è una cosa che porto nel cuore per il suo grande insegnamento è questa:
più impariamo ad ascoltarci, più impariamo a conoscerci, e meno abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica chi dovremmo essere, come dovremmo essere, cosa dovremmo sentire, cosa dobbiamo fare per stare bene.
Per me, l’autenticità e la libertà hanno inizio da questo momento di ascolto.
Con tutto questo nel cuore, oggi accompagno le persone che incontrano il mio lavoro: creando uno spazio in cui poter essere, ascoltarsi, muoversi, respirare, ridere, scherzare e incontrarsi.

I percorsi di formazione
2017 - oggi
Yoga e Meditazione
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Sistemica e Costellazioni familiari
La Via Sistemica 400h
Un percorso dedicato allo studio delle dinamiche relazionali, dei legami familiari e dei movimenti che influenzano il nostro modo di stare in famiglia e nel mondo.
2025 - oggi
Tarologia
Corso con Daniele Sannino D'Emiliano
Un approfondimento del linguaggio simbolico e archetipico come strumento di esplorazione.

























